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CAPITOLO 19

Aggiornamento: 30 apr 2021

DATA, 15/10/2264



Sono sull’Enterprise, in plancia e sto assistendo a una conferenza di Spock su Vulcano. Sta spiegando gli ultimi studi eseguiti sui buchi neri e la possibilità di riuscire ad attraversarli senza subire il processo di spaghettizzazione.


È veramente un piacere ascoltarlo, mi turba però il fatto, di non poter essere presente fisicamente in quella sala e mi turba veder inquadrati Sarek ed Amanda con un espressione negli che indica apprezzamento e orgoglio. Ma faccio finta di nulla, sebbene senta in me i muscoli del collo e della mascella irrigidirsi.


Non posso fingere di non provare fastidio, il mio corpo parla per me ed ammette ciò che la mia mente non vuole. Comunque, sentendo gli occhi di chi è con me in plancia, su di me, ignoro e proseguo con l’ascoltare la conferenza, anche se i miei pensieri vagano altrove e mi rendo conto solo alla fine dell’intervento di Spock, che non ho affatto seguito gli ultimi dieci minuti della sua relazione.


«Kirk a Enterprise.»

«Enterprise, qui T’Ile.»

«Tutto a posto sulla nave?»

«Sì Capitano, volete essere teletrasportato su?»

«Sì, quattro da teletrasportare. Vi sono anche l’ambasciatore Sarek e sua moglie, faccia preparare gli alloggi.»


Silenzio, mentre un brivido mi scorre lungo la schiena poi, aggiungo, mantenendo il più possibile un tono composto «Sì, Capitano ricevuto. Qui T’Ile, chiudo.»


A Jim non sarà certo sfuggita la mia esitazione, chiudo un attimo gli occhi e mi concentro sul legame mentale per comunicare con Spock.


«Spock… Spock…»

«Ho sentito il Capitano… non temere, ti sosterrò durante la permanenza sull’Enterprise dell’ambasciatore, fatti trovare in sala del teletrasporto in alta uniforme»

«Spock…»


Ma ormai il raggio del teletrasporto lo aveva agganciato, quindi mi rivolsi a Uhura perché desse ora di far preparare gli alloggi e io andai ad infilarmi nel turbo elevatore e mi concentrai sulla respirazione, andando a rilassare i muscoli tesi, in modo da diminuire anche la velocità del battito cardiaco.


Arrivai nella sala del teletrasporto, quando già stavano per uscire dalla stessa e potei notare il cambiamento dell’espressione di Sarek e di Amanda, tra i presenti sentii calare un velo gelido, cercando di controllare la reazione emotiva dovuta ad una situazione d’imbarazzo, alzai la mano nel tradizionale saluto.


«Pace e Lunga Vita ambasciatore Sarek» rimasi lì, con la mano alzata ma, Sarek sebbene mi stesse guardando non rispose al saluto, bensì si rivolse a Kirk con parole gelide «Perché avete fatto venire chi sapete che non mi è gradito vedere?»


Kirk fece per rispondere, ma non sapendo cosa dire si trattenne, nel frattempo io avevo abbassato il braccio e ora me ne stavo rigidamente in piedi, quasi sull’attenti guardando un punto vuoto del corridoio.


Stavo lottando perché non si notasse all’esterno la lotta furibonda che avveniva dentro di me, dove un turbinio caotico di pensieri ed emozioni si accavallavano uno sull’altro. Tenni gli occhi puntati sulla pedana e tramite il legame mentale con Spock cercai la calma.


Trovai il legame, mi aggrappai ad esso e sentii la presenza di Spock in me, mi concentrai su quel canale placido e quieto, ma al contempo forte e vigoroso, sentii anche la mente di Spock schermarsi per non essere influenzata dalle mie tempestose emozioni.


Poi Sarek si fermò davanti a me. Evitai di guardarlo in viso, sentii lo sforzo di Spock per farmi mantenere il controllo emotivo, ma Sarek che mi stava osservando in volto si dovette accorgere di qualcosa perché si voltò di scatto verso Spock.


«Spock, interrompi il legame mentale!» La voce era imperiosa.

«Spock no!» supplicai mentalmente.

Sentii per un momento l’incertezza di Spock, ma poi lo sentii dire «Mi dispiace...» e mi trovai da sola senza il suo sostegno a fronteggiare Sarek.


Ora, per me era difficile mantenere il controllo su una sensazione soffocante che mi serrava la gola e mi rendeva aride le labbra. Provai ad umettarle, ma mi accorsi di non avere saliva in bocca. In quel momento capii di avere paura.


Vidi Sarek alzare la mano destra, la guardai e vidi la posizione delle dita e mi ritirai facendo un passo indietro. «Il legame con mio figlio va scisso, non ne sei degna.»

«Ambasciatore, lei non può violare la mia mente. Non può fare una fusione mentale contro la mia volontà!»


Sarek allungò ancora la mano verso di me e il palmo della sua mano destra, incontrò il palmo della mia mano destra e in quel contatto furtuito percepii la mente di Sarek e Sarek percepì la mia.


Nella sua vidi il sentimento di orgoglio paterno e di soddisfazione nei confronti di Spock, vidi l’amore profondo per Amanda e purtroppo vidi anche il disprezzo e l’ira nei miei confronti. Sarek in me percepì la paura, l’affetto verso Spock, l’amicizia profonda verso i miei compagni dell’Enterprise e un dolore profondo, di una cicatrice mai del tutto rimarginata, ma che nascosi alla vista della sua mente. Sarek fu il primo a staccarsi, ma solo per spostare le dita, dalla mia mano, alla mia spalla e con forza mi mise in ginocchio.


Sentii l’indignazione salirmi in corpo: mi aveva fatto inginocchiare, con la presa vulcaniana leggermente variata, per non farmi svenire, ma solo per farmi inginocchiare davanti a tutti!


Mi sentii il sangue ribollire e mi si strinsero i pugni e la mascella, ma nulla potevo fare contro la forza del braccio di Sarek che m’inchiodava a terra, poi Sarek con la mano sinistra mi scostò i capelli e le mie orecchie vennero scoperte.


«Umane! Almeno una scelta logica, l’hai fatta! Vedo anche la tua medaglia - la prende fra le dita - per quante tu ne possa guadagnare, non sarai mai all’altezza di Spock. Primo, perché non hai le sue capacità e il suo quoziente intellettivo e secondo, perché lui fa parte della mia famiglia.»


Un brivido, un nodo in gola, gli occhi pizzicavano, ma resistetti. Alzai il capo lo guardai in volto. Poi, come un fulmine un volto mi tornò alla mente e mi mozzò il fiato: Salek.


Perchè? Cosa c’era in quel volto inespressivo e statuario che mi aveva di colpo ricordato mio padre, il mio vero padre? Non lo so, eppure, quel flash fu sufficiente a farmi riabbassare il capo e capii che la sconfitta a quel poco di onore e dignità che mi era rimasta, era completata, quando nel momento di chinare il capo, una lacrima andò come una goccia a depositarsi sul pavimento.


«Spock spero che il legame mentale che tu tieni con lei, non influenzi la tua logica e la tua disciplina. Ti suggerisco di reciderlo comunque, non è onorevole che tu sia in tale intimità con qualcuno così disonorevole. Capitano, se vuole farci strada… moglie mia, Spock, possiamo proseguire.»


Io ero ancora lì, sentii il Capitano passarmi affianco e fare strada a Sarek, sentii una mano calda e morbida sfiorarmi impercettibilmente i capelli, riconobbi in quel sfuggevole tocco la mano di Amanda, poi passarono davanti ai miei occhi gli stivali di Spock.


Una volta che il corteo si fu allontanato, sentii quattro mani posarsi su di me e mi aiutarono ad alzarmi. Guardai i loro volti e vidi in entrambi la stessa espressione preoccupata e triste. Uhura e McCoy erano lì, mi stavano chiedendo come stessi, ma io li sentivo come se le loro voci provenissero da lontano, li guardavo ma mi pareva di non vederli affatto.


Sentii Bones dire ad Uhura di farmi sedere su uno dei gradini della pedana del teletrasporto, sentii il mio corpo sedersi, sentii McCoy premere la siringa sul braccio destro e poco dopo mi voltai a guardarlo e mi accorsi che lo stavo guardando come se lo vedessi per la prima volta.


«Bones...» lo sussurrai appena e lui mi sorrise, poi vidi Uhura e le feci un sorriso appena accennato «Ho freddo...» dissi senza rivolgermi a nessuno in particolare, ma mi rispose McCoy «Ora se riesci a camminare andiamo in infermeria, hai bisogno di riposare.» In maniera automatica, forse istintiva chiesi, all’improvviso, come ridestandomi di colpo da un incubo «Dov’è Spock?!»


Notai McCoy ed Uhura guardarsi come decidere cosa rispondermi, alchè ripresi il controllo e dissi «Scusatemi. Sì, so dov’è Spock ha accompagnato Sa...»

«L’ambasciatore e sua moglie assieme col Capitano.»


Uhura aveva capito la mia difficoltà ed aveva con tempismo perfetto continuato la frase, che io avevo interrotto. Mi voltai verso di lei facendole mezzo sorriso «Grazie.».


«Ce la fai a camminare?» mi chiese McCoy

«Sì, dottore ce la faccio.»


Non volevo che il resto dell’equipaggio mi vedesse peggio di già come ero. Non mi serviva uno specchio per sapere di essere pallida in volto e di avere, specie sotto agli occhi, segni verdastri. Mentre, camminavo verso il turboascensore l’unica cosa che temevo era rivedere Sarek, ma per fortuna non incontrammo nessuno, almeno fino al ponte dell'infermeria, dove alcuni membri dell'equipaggio mi guardarono perplessi, ma ebbero comunque la decenza di far finta di nulla e di tirar dritto per la loro strada, anche se sapevo benissimo che poi fra di loro avrebbero spettegolato. Quest’ultimo è uno tra i difetti degli umani, che ho sempre sopportato di meno, eppure, pare sia incorreggibile.


 

Arrivati all'infermeria McCoy mi fece stendere su uno dei lettini, ringraziai Uhura per l’aiuto e poi McCoy l’allontanò, chiamando l’infermeria Chapel. Quest’ultima arrivò subito e come mi vedi trasalì «Mi dica infermeria, ho un così brutto aspetto?»


Chapel scosse la testa e mi sorrise imbarazzata «No, no tenente comandante va tutto bene...»


Le presi una mano e la guardai con affetto «Non menta infermiera, so che aspetto ho, ma ho solo bisogno di riposo e poi tornerò come nuova. - le sorrido e aggiungo - mi chiami pure T’Ile. In infermeria i gradi sono superflui.»


Le lasciai andare la mano calda e un brivido freddo mi scosse il corpo. Prontamente arrivò una coperta e in essa mi avvolsi, sentii calore e forse anche per l’effetto dei farmaci di McCoy, la mia mente si tranquillizzò e mi addormentai.


Mi risvegliai dopo due ore più tardi e sentendomi meglio, aprii gli occhi e vedi affianco a me, seduto su una sedia accanto al letto «Spock!» esclamai quasi con gioia, mi guardò e alzando un sopracciglio «Come mai tanta gioia, temevi di non rivedermi?»

«Non lo so… è come se… avessi temuto di perderti...» Alzò un sopracciglio e aggiunge «Capisco, ma comunque sono qui.»

«E ne sono felice. Ma dimmi, McCoy ti ha detto per quanto tempo dovrò stare a letto?»

«Oh, per quello ti posso rispondere subito.»


Bones si avvicinò al letto e lesse il pannello posto sopra al lettino.


«Per le prossime ventiquattro ore, tu non ti muoverai da qui!» Lo guardai esterrefatta «Cosa?! E perché?!»

«Perché cara la mia tenente comandante, tu hai una febbre da cavallo dovuta a forte stress emotivo, quindi rimarrai qui sotto la mia stretta sorveglianza!»

«Stretta Bones davvero? Non mi pare che qui - indico il letto - vi siano cinghie o altro...»

«Fidati che se non mi ascolti, le cinghie compariranno, eccome!»

Sornionamente affermai «Visto Spock, gli stregoni esistono ancora...»


Spock alzò un innocente sopracciglio, mentre McCoy sbottò «Io sono un dottore non uno stregone!»

«Allora dottore, come farà a far apparire le cinghie?»


Non mi trattenni dallo far scorrere lo sguardo dal volto rilassato di Spock a quello rubicondo di Bones e aggiunsi un sussurrato «Scacco matto!»


«Via! Fuori dalla mia infermeria! Diavolo di un vulcaniano! Sono quelle sue orecchie a punta a darle certe idee?! Via, vada fuori di qui!»


McCoy come un ossesso accompagnò fuori Spock, mentre io sul lettino, me la ridevo a crepapelle, tanto che per poco non mi soffocai con l’acqua che mi stava porgendo Chapel.



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