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CAPITOLO 20

Aggiornamento: 11 ott 2021

DATA, 26/10/2264



La situazione con mio padre Sarek non è migliorata per nulla, anzi, in questi giorni i tentativi di Uhura di mettersi in contatto con lui, sono stati vani: nessuna risposta dai messaggi subspaziali inviategli.


Ho dedicato il mio tempo al lavoro, agli allenamenti, alla lettura a pensare come organizzare la festa di Halloween, anche se non ne ho avuto molto voglia e in questi giorni ho sentito il bisogno di starmene in solitudine ed in meditazione, oltre che a trascorrere le ore libere osservando le stelle sul ponte panoramico.


È successo di frequente in questi giorni, che sia andata a coricarmi a notte inoltrata, per mia fortuna Spock passa sempre a controllare che sia sveglia e pronta in orario per iniziare il turno, altrimenti più di qualche mattina, in questi giorni, avrei rischiato di arrivare in ritardo e ricevere delle note di demerito.


Purtroppo, non riesco ad aver sonno, alla sera la mia mente inizia a vagare e l'unica soluzione è lasciare il mio alloggio e andare a guardare le stelle. È come se vi fosse un raggio traente a condurmi da loro, un raggio a cui non riesco opporre resistenza, fino a quando non sono là, ad osservarle e allora una sensazione di pace mi pervade e io mi lascio cullare, vado in tranche meditativa, finché non sento il sonno pervadere il mio corpo, allora torno nel mio alloggio, mi corico, ma alla mattina essere svegli e reattivi è quasi impossibile.


Non che faccia errori, ma a volte capita che mentre scorro i dati sulla consolle mi assopisca e risponda in ritardo ad un comando di Kirk o che egli mi faccia sussultare sulla sedia. Temo che si stiano accorgendo Kirk, Spock e McCoy che c'è qualcosa in me che non va. Sento che mi stanno tenendo d'occhio, ma ancora non dicono nulla. Certo è, che così non posso andare avanti! Devo risolvere questo problema alla radice, il problema è che non so ancora come...


L'ideale sarebbe poter fare un viaggio nel futuro, cercare di parlare con un Sarek più anziano, per capire come risolvere i problemi con questo Sarek, ma come si fa un viaggio nel futuro?


 

Su Vulcano ai tempi antecedenti alla Riforma, c'erano delle potenti menti che riuscivano a collegarsi con entità del futuro ed avere accesso a dei portali che permettevano loro di viaggiare in avanti anche di cento anni. Però, io non ho queste capacità e a dire il vero, non conosco nessuno che le possegga e comunque su Vulcano non ci posso tornare.


Però, potrei usare l'energia del teletrasporto! Potrei chiedere a Scotty che lo modificasse per renderlo simile ad una centrifuga che raggiunga la velocità luce di uno punto zero cinque, in modo che mi permetta di viaggiare nel tempo futuro e regolando il computer ad una data ipotetica in cui sebbene più anziano, Sarek potrebbe essere ancora vivo e ovviamente che lo sia anch'io, per non andare ad alterare il corso degli eventi.


Comunque ci sono molte incognite su questo viaggio: se si conosce la destinazione, di certo non si sa con certezza che Sarek sia vivo o se lo sia io e poi, che aspetto potrebbe avere lui e anch'io? Inoltre, come ci potremo incontrare, dove e per quanto tempo? E poi, non ho alcuna certezza che ci sia qualcuno disposto ad aiutarmi in un'impresa così folle, dai risultati tanto scarsi.


Anche perché, mettiamo ipoteticamente che tutto vada per il meglio all'andata, il ritorno è del tutto un incognito. No, nessuno sarebbe tanto pazzo da darmi il permesso per mettere in pratica un'idea tanto folle, eppure, vorrei proprio trovare una soluzione per parlare con qualcuno che conoscesse Sarek nella sua mente, per dirmi quale leve usare, per convincerlo a riaccettarmi nella Famiglia e così annullare il vrekasht.


Non ho mai veramente amato Vulcano, ma ora, ne ho nostalgia. Ci ho trascorso l'infanzia, l'adolescenza ho tanti ricordi lieti e ora non vederlo più, non per scelta, ma per imposizione, la vedo come una cattiveria, se fosse Umano, Sarek lo considererei cattivo, ma dato che è Vulcaniano, ritengo che la sua sia stata solamente una scelta dettata dalla logica: una logica da far gelare la Fornace!


Stelle, voi che avete miliardi di anni, sussurratemi una soluzione... Potreste voi parlare al cuore di Sarek, quando alla sera volge su di voi lo sguardo? Potreste voi avere voce e dirgli quanto mi dispiace? Potreste voi dirgli quanto gli voglio bene e quanto mi manchi? Potreste voi dirgli queste parole? Io allora, potrei sperare di rivedere Vulcano.


Dolore sento!


 

Se solo vi fosse un altro modo, un'altra strada, un'altra possibilità!


Provo rabbia, mi sento impotente, sbatto un pugno sulla vetrata del ponte panoramico e sento un tremito percorrermi il corpo, un nodo mi si forma in gola, lotto per ricacciare indietro quelle emozioni che dagli occhi mi vogliono uscire, ma la bellezza solenne e silenziosa delle stelle mi infondono la tranquillità che pare dirmi che non c'è nulla di male di lasciarsi andare, che il pianto sarà anche inutile per la soluzione del problema, ma almeno darà sollievo all'anima.


Le stelle mi ricordano la mia natura Umana, la mia parte di me che ho sempre amato, protetto e per la quale ho perduto... No, almeno ho una vittoria: non ho rinnegato me stessa. Sono rimasta coerente con le mie scelte: ho scelto di essere Umana. Sarek mi dovrà accettare per ciò che sono! Costi, quel che costi: ma io mi riprenderò Vulcano!


Con gli occhi ancora lucidi, ma ora rinvigoriti da una nuova scintilla, col pugno appoggiato al vetro, guardo le stelle, nuovo vigore sento in me e come un fiero cavaliere dei tempi antichi, alzo il mento e le guardo fiera: tornerò su Vulcano e tornerò vittoriosa!


«T'Ile...» mi ridesto dai miei pensieri con un sussulto, mi guardo attorno, ma non vedo nessuno. Poi, nuovamente «T'Ile!» mi accorgo allora che la voce è nella mia mente.

«Spock»

«T'Ile dove sei? Sono le due e trentadue minuti del mattino»

«Ah... eh... ok... sì, arrivo

«Ti percepisco turbata, delle emozioni molto intense sono passate per il canale, ho faticato a schermarle, cos'è successo?»

«Mi dispiace Spock. Non volevo... comunque sì, sto bene. Sto arrivando nel mio alloggio


Non faccio a tempo ad arrivare che lo trovo di fronte alla porta del mio alloggio e... accidenti quando assume quella posa e quell'espressione, come assomiglia a suo padre! Sorrido notando in Spock quell'aura di nobiltà e dignità, tanto caratteristica di Sarek.


Il figlio non è meno del padre e capisco perché tante persone si sentano quasi in imbarazzo di fronte a lui. Personalmente, in questo momento, mi sento come un fanciullo che è stato appena pescato con le dita dentro al vasetto della marmellata.


Mentre mi avvicino lo osservo, non muove un muscolo, impassibile, mi fa entrare nel mio alloggio e poi mi segue, entra, la porta si chiude alle sue spalle e lui rimane in piedi perfettamente immobile, con uno sguardo penetrante che mi fa rizzare i peli sulla nuca.


Accidenti!


 

Provo a sondare la mente, ma nulla, l'ha schermata e la cosa mi piace ancora meno. Decido quindi, di sedermi sul letto e di togliermi gli stivali, almeno mi potrò distendere comodamente, mentre lo ascolterò o almeno spero di riuscire ad ascoltare, perché probabilmente mi addormenterò durante il suo discorso.


«Illogico!»

«Cosa?»

«Vai a letto vestita?»

«Spock, per favore, non ho tre anni e non ho bisogno di qualcuno che mi faccia da balia!»

«Capisco, sì, sei grande ma piangi ancora.»


Volto di colpo gli occhi su di lui e lo squadro, nei miei occhi sento le scintille divampare, mi alzo di colpo, non smettendo di fissarlo negli occhi. Voglio vedere la sfumatura con cui è stata formulata quella frase.


È sufficiente un micro movimento del volto perché capisca e decida come reagire di conseguenza. Mentre lo osservo, un altro pensiero passa per la mia mente: gli occhi, gli occhi sono identici a quelli di Amanda, tranne che per il colore.


Quel frammento di pensiero, cambia l'oggetto della mia osservazione e noto Spock accorgersene, distolgo lo sguardo e mi siedo sulla sedia della mia scrivania. Mi trovo a fissare il pavimento, mentre il viso dolce e delicato di Amanda riempie i miei pensieri.


Una mano calda si appoggia sulla mia spalla, alzo gli occhi e lui, inginocchiandosi si porta all'altezza del mio viso. Ora, alla stessa altezza ci guardiamo e silenziosamente ci parliamo. È un dialogo gentile e delicato, composto da tante immagini e poi eccola lì, la mia idea folle.


Gli lascio la mente aperta, lui la sonda, non percepisco giudizio, ma solo osservazione. Passa in rassegna tutti i miei pensieri degli ultimi giorni, poi con delicatezza si allontana, ancora con la mano sulla mia spalla sussurra «Domani avrai il giorno libero, riposa. Per il resto vedrò cosa posso fare. Buona notte.»

«Grazie Spock, buonanotte anche a te.»


Sono passati venti minuti da quando Spock se ne è andato, sono le tre e sedici minuti del mattino, ho disattivato l'interfono per la sveglia, finalmente posso riposare.





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