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CAPITOLO 22

Aggiornamento: 30 apr 2021

DATA, 29/10/2264


Tra me e McCoy vi è indifferenza, lui non mi rivolge la parola ed io non la rivolgo a lui, se non per lo stretto necessario, imposto dal lavoro di routine. Comunque, mi sono accorta che ciò non sta sfuggendo all’acuta osservazione di Spock, ma spero vivamente, che continui a far finta di nulla. Siamo ancora all’interno della nebulosa e personalmente spero in un altro contatto con l’Ammiraglio Beretta.


La mia speranza venne ricompensata nel tardo pomeriggio, quando Uhura captò una frequenza anomala e cercando di capirne la fonte e di renderla il più chiaramente udibile possibile, si riprodusse nella calda e calma voce baritonale dell’Ammiraglio.


«Ammiraglio è proprio lei?» dissi con gioia

«Sì, tenente comandante, come procede con la preparazione del suo viaggio nel futuro?»

«Ammiraglio, sono Spock, se non le dispiace a questa domanda posso rispondere io. Purtroppo, vi è solo il 20% di possibilità di portare con successo a termine la missione. Il problema sorge specialmente per il ritorno, in quanto rischiamo con un 90,04% di probabilità di non avere energia sufficiente per riportare la tenente comandante T’Ile nel nostro tempo.»

«Comandante Spock, se questi sono i suoi calcoli e non ho dubbi nel fatto di ritenerli corretti, allora ritengo sia il caso di rinunciare a questa soluzione e di provare a trovarne un’altra. Il dottor McCoy cosa dice in merito?»

«Ritengo che sia una pazzia, Ammiraglio! Se desidera le racconto quanto avvenuto ieri sera.»

«Sì, dottore mi dica pure.»


McCoy con mio sommo disappunto iniziò a raccontare quanto avvenuto in sala riunioni.

Provai ad interrompere McCoy «Dottore, capisco che lei sia un fan del pettegolezzo, ma cosa pensa possano interessare all'Ammiraglio le nostre discussioni?»

«Tenente comandante T’Ile non se la prenda con il dottor McCoy. Inoltre, c'è tutto il tempo, potete prendere questa sfida, come un esperimento scientifico oltre al fatto che se ci riuscirete, costituirà un precedente non da poco.»

«Già, veramente un evento storico! Alla faccia dei cassandra


Non mi trattenni dal fulminare McCoy con lo sguardo. Ma, la reazione di McCoy fu inaspettata, alzando la voce e facendo pesare il suo grado, rivolgendosi a me esclamò «Come medico di bordo, t’impongo di rimanere confinata nei tuoi alloggi! Ah, ti è fatto divieto anche di comunicare con l’esterno.»

Indignata gli risposi a tono «Dottore, lei non può impormi proprio un bel nulla!»


Ad interromperci, fu la voce dell’Ammiraglio «Tenente comandante, essere entusiasti di un esperimento per di più pionieristico ci sta, ma, ci sono i ma e anche i però. Talvolta è vero, che essi possono spegnere l'entusiasmo, ma è necessario un lavoro di squadra e purtroppo è vero anche, che potrebbe richiedere anni. Ci vuole pazienza tenente comandante e da come ho capito, lei è ancora giovane.»


«Appunto Ammiraglio, ma questi giovani hanno la testa calda e pensano di poter fare qualunque cosa.»

«Dottore, si sta riferendo anche al qui presente Capitano?»

«T’Ile da quando non si ubbidisce agli ordini di un ufficiale più anziano? Il dottor McCoy le ha ordinato o no di andare nel suo alloggio? Inoltre, come si permette di avere un tale comportamento di fronte agli altri ufficiali e all’Ammiraglio? Mi guardi bene in faccia, un altro comportamento simile non verrà tollerato e verrà accusata di ammutinamento. Sicurezza, scortate il tenente comandante T’Ile nei suoi alloggi.»


Guardai McCoy per un’ultima volta e poi mi diressi verso il turboascensore scortata da due uomini della sicurezza. Odiai quella sensazione di sconfitta, in fin dei conti che avevo fatto di male? Che avevo detto di così sbagliato?


Quando fui nel mio alloggio, mi rivolsi al computer e sebbene non potessi comunicare con l’esterno, almeno potevo sentire ciò che avveniva sul ponte e così mi misi in ascolto e udii le parole dell’Ammiraglio «… prendetela come un traguardo scientifico a lungo termine. Avete tutto il tempo per mantenere viva la vostra passione pionieristica. Tenente comandante T’Ile mi sente?»


Sentii la voce di Uhura rispondere «Ammiraglio la tenente comandante è ora nel suo alloggio, ma sì, ci sta ascoltando. Tenga presente però, che la potrà solo udire, non potrà infatti, risponderle in quanto le sono state interrotte le comunicazioni con il resto della nave e dell’equipaggio.»


«Tenente comandante T’Ile le consiglio di rassicurare suoi ufficiali superiori. Ammetta che è stato solo un momento di frustrazione scientifica e non un motivo personale, nei loro confronti. Tenente comandante rientri nei ranghi, chieda scusa e prometta di rispettare il regolamento della Flotta. Non è il caso che lei metta a rischio la sua carriera per mancanza di pazienza. Comunque signori, in particolare lo dico a lei Capitano Kirk, non spegnetele l'entusiasmo del “pioniere”. In fondo, siamo tutti in viaggio per… arrivare dove nessuno, è mai giunto prima.»


Fece una pausa perché quelle sue parole venissero assimilate da coloro che lo stavano ascoltando e poi aggiunse «Tenente comandante T’Ile, se mi sta ancora ascoltando, le vorrei anche dire che non si deve dimenticare, che l'entusiasmo va disciplinato ed il lavorare in squadra non solo è utile, bello e anche divertente, ma anche molto rassicurante.»


«Ammiraglio» riconobbi la voce di McCoy «il “problema” di T’Ile è che va oltre la Flotta e il regolamento. Tutti noi qui sappiamo che ha un pianeta e una famiglia da riconquistare, inoltre, anche se non può essere usata come scusante è comunque da tener conto la giovane età. Tuttavia, ha saputo dimostrare di avere coraggio e disprezzo del pericolo in più occasioni e ciò le ha fatto meritare il grado che porta. Spock, lei che dice? A T’Ile dobbiamo inculcare un po' di più la disciplina?»


Immaginando l’espressione di Spock, mi preparai ad ascoltare la sua risposta, che arrivò pacata e ferma «Non so cosa intenda lei Dottore, con il termine “inculcare”, ma dubito che T’Ile non conosca il regolamento, semplicemente, credo che trovi piacere, talvolta, nel decidere di ignorarlo deliberatamente e di agire seguendo il proprio istinto. Le possiamo fare una colpa di questo Capitano?»


Potei sentire la poltrona di Kirk che si girava verso Spock e immiginai l’espressione che doveva avere il Capitano in quel momento, mentre guardava Spock e gli rispondeva «No, signor Spock, credo proprio di no.»

«Bene, signori, penso che a questo punto, siate riusciti a registrare la traccia quantica di questa conversazione e se doveste riuscire a risolvere i vostri problemi tecnici, saprete dove trovarmi. Non mi resta che augurare buona fortuna agli Umani e Lunga Vita e Prosperità ai Vulcaniani.»


Rimasi in ascolto di ulteriori commenti, ma a parte i saluti e la conferma della chiusura della comunicazione da parte di Uhura non udii altro. Uhura probabilmente aveva chiuso anche il mio canale, spensi il computer e cercai di trovare un modo per passare il tempo e come prima cosa, andai a controllare se vi fossero guardie addette alla sorveglianza del mio alloggio, con una certa soddisfazione notai, che non era stato assegnato nessuno alla guardia e la cosa mi diede giusto, un pizzico, di piacere.


 

Sgattaiolai verso il corridoio e guardandomi attorno con circospezione, raggiunsi l’alloggio di mio fratello e senza che nessuno mi avesse vista, entrai. Il suo alloggio adornato con drappi color rosso scuro e con cimeli provenienti da Vulcano, rendevano l’ambiente un po’ cupo, oltre a farti sentire in soggezione.


Deglutii e con cautela, come se mi aspettassi prima o poi di percepire un’ombra alle mie spalle, entrai ed andai verso la lira vulcaniana, la presi con delicatezza e me la misi sotto il braccio, poi con la mano rimasta libera, presi anche gli scacchi tridimensionali e con il mio bottino, con quanta cautela ero entrata, uscii e tornai al mio alloggio. Quando fui nuovamente nella mia stanza, tirai un sospiro di sollievo e fu come se fossi tornata a respirare dopo un periodo di apnea.


Sistemai gli scacchi sulla scrivania e ordinai al computer di mostrarmi alcuni spartiti di musica arrangiati per la lira vulcaniana e iniziai a suonare. Iniziai con un brano terrestre solamente strumentale, all’inizio un po' indecisa e quindi sfiorando appena le corde, come se nella stanza vi fosse qualcuno che dormiva e che non doveva essere disturbato, poi presi coraggio e mi lasciai andare alla musica, dando libero sfogo anche a qualche improvvisazione. Impegnata in tale attività artistica, persi la cognizione del tempo e fu solo quando mi accorsi di essere quasi senza voce che guardai l’ora sul monitor e con mia grande sorpresa scoprii essere già, l’ora di cena.


Mi stavo appropinquando a gustare il mio pasto serale, quando la porta del mio alloggio si aprì ed entrò McCoy.

«Dottore, buonasera, non è più usanza suonare prima di entrare?» chiesi sorridendogli calorosamente.

«Vedo che sei di buon umore. Posso farti compagnia?»

«Certo Bones, prenda pure quella sedia e si accomodi. Ha per caso portato con sé, quel suo famoso nettare?»

«Eh no, cara! Sei ancora confinata qui e quindi niente Brandy!»

«Oh, suvvia Bones, vuol dirmi che non lo condividerà con me, nemmeno se le suonerò la sua canzone preferita?»

«Oh, non pensare che mi lasci corrompere con così poco.»

«Staremo a vedere Bones» e gli feci l’occhiolino.


Presi la lira e mi misi a suonare un brano folkloristico della Georgia risalente alla fine del XIX secolo. Vidi McCoy chiudere gli occhi, rilassarsi sulla sedia e dal suo sorriso beato, potei immaginare che stava ricordando la sua patria. Scacciai dalla mente un pensiero e mi concentrai sulla musica.


«Eccellente T’Ile! Hai suonato il mio brano preferito, con tanta passione che sì, un bicchierino di Brandy Sauriano te lo meriti davvero.»


Uscì per andare a prendere il Brandy e io me ne rimasi sola a guardare la lira che tenevo in braccio, ne sfiorai le corde e le prime note di un inno vulcaniano mi vennero sulle labbra, senza che quasi me ne accorgessi, iniziai a suonare quella canzone, che fin da bambina mi aveva rapito per la sua melodia semplice, ma solenne.


Mi lasciai trasportare da quella musica, che non mi accorsi di Spock e McCoy fermi sulla porta, se non quando ebbi finito e fu allora che mi accorsi che McCoy tra le mani, teneva la bottiglia di Brandy e due bicchieri.


«Che canzone era?» mi chiese Bones, appoggiando la bottiglia ed i due bicchieri sulla scrivania.

«Non era una semplice canzone, ma un inno. Forse uno tra i più belli che siano mai stati composti su Vulcano. Spock, non stare lì sulla porta, entra ed accomodati anche tu.»

«Veramente, ero solo passato per prendere le mie cose...»

«Oh, sì… ehm… scusa… è che non avevo nulla da fare e quindi sai...»

«Sì, ho capito.»

«Spock, perché già che sei qui, non facciamo una partita io e te?»

«Se proprio vuoi, tanto vinco sempre io.»

«Oh, senti! C’è sempre una prima volta e che ne sai che non sia proprio questa sera, che vinco io?»

«Molto improbabile, lo dici sempre e non vinci mai.» «Lei Spock ha un modo molto incoraggiante per motivare le persone, lo sa?»

«Logico dottore.»


Mi venne da ridacchiare e scossi la testa guardandoli: quei due erano senza speranze!


«Dai su, iniziamo la partita! Chi muove per primo?»


Iniziò Spock, poi toccò a me. All’inizio fu abbastanza semplice, poi a metà partita le cose iniziarono a complicarsi e io andai in difficoltà.

Bones venne in mio aiuto.


«Se fossi in te muoverei quella pedina lì...»


La guardai, guardai Spock, nessun movimento, neanche del più microscopico muscolo facciale. Tornai a guardare la scacchiera, come se essa stessa mi dovesse suggerire la prossima mossa. Allungai la mano verso un fante, guardando anche un’eventuale espressione del viso di Spock, ma nulla: una statua di cera. Le mani iniziarono a sudarmi e me le strofinai sui pantaloni per asciugarmele. Alzai lo sguardo verso McCoy e lui con lo sguardo m’incoraggiò a fare la mia mossa. Spock, emise un debole sospiro, si stava spazientendo.


«Eh, un attimo! Voglio fare la mossa giusta! Voglio vincerla questa partita!»

«L’hai già persa.»

«Non è vero!» e mossi il fante.


Dieci mosse dopo, Spock mi fece Scacco Matto! Impietrita esclamai «Ma come?! Avevo fatto tutto giusto! Come hai potuto battermi?! Voglio la rivincita!»

«Domani.»

«Ma perché devo aspettare fino a domani, quando abbiamo tempo per farne un'altra adesso?»

«Hai bevuto, non sei lucida. Vincerei di nuovo e vincere sempre, dopo un po’... stanca. Buonanotte signori.»

«Ehi, un attimo! Aspetta! Non ti riporti nel tuo alloggio gli scacchi?»

«No, allenati con il computer. Se mi vorrai battere, dovrai allenarti parecchio e ora di tempo ne hai.»

«Grazie Spock. Grazie davvero, molto divertente.»

«Cosa c’è di tanto divertente in un’osservazione logica?»

«Nulla, Spock! Lasciamo perdere. Buonanotte, anche a lei Bones e grazie per il Brandy e la compagnia.»

«Oh, nulla T’Ile, buonanotte.»


Uscirono e guardai corrucciata verso la scacchiera, sospirai e mi arresi all’evidenza di non essere ancora giunta al livello di bravura di Spock, decisi di rinviare il problema al mattino seguente, decisamente ora era il caso che io me ne andassi a letto, il Brandy Sauriano iniziava, effettivamente, a farmi un effetto soporifero.



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