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CAPITOLO 25

Aggiornamento: 1 mag 2021

DATA, 02/11/2264



Mentre ero in trance curativa mi è venuta alla mente più volte l’immagine di Sybok e ho pensato, usando la massima discrezione, non volendone parlare con nessuno, tantomeno con Spock, di indagare su di lui, per capire dove sia e cosa stia facendo.


Ho come la sensazione che lui sia la chiave per arrivare a Sarek, anche se dovrò stare molto attenta, soprattutto nel caso dovessi riuscire a mettermi in contatto con lui.

Non so Spock cosa ne penserebbe e non avrei affatto voglia di ulteriori problemi e Sybok potrebbe tranquillamente portamene di nuovi.


Dal computer del mio alloggio ho iniziato una ricerca generica e il computer mi ha fornito delle informazioni che già conoscevo, quindi sono passata a una richiesta più diretta.

«Computer quali sono le ultime notizie che si hanno di Sybok?»


Il computer ci ha messo qualche secondo a elaborare la mia richiesta


«Ultime notizie su Sybok. Sybok presente sulla Terra, in data 29 settembre dell’anno corrente, tenuto conferenza presso la città di Sydney.»

«Computer da quanto Sybok è sulla Terra?»


Pausa di qualche secondo


«Dai dati a disposizione, la presenza di Sybok sulla Terra è data dall’anno 2.261.»

«Fa parte di qualche gruppo?»

Ancora una pausa


«Dati insufficienti.»

«Si è stabilito sulla Terra acquistando qualche proprietà?»


Pausa


«Dati insufficienti.»

«Ha fatto qualche acquisto per un viaggio fuori dalla Terra?»

Pausa


«Sì, ha acquistato un visto per recarsi fra due settimane ad Alpha Centauri.»

«Cosa andrà fare ad Alpha Centauri?»


Pausa


«Conferenza sulla storia di Vulcano prima della Riforma di Surak.»

«Computer, dove si terrà questa conferenza su Alpha Centauri?»


Pausa


«Presso l’Università.»

«Contattare l’Università di Alpha Centauri. Voglio lasciare un messaggio cifrato per Sybok, nessuno tranne Sybok dovrà riuscire a conoscere la provenienza del messaggio.»


«Computer pronto a ricevere il messaggio.»


Mi sedetti, ci misi un po' a decidere come esprimere la richiesta di avere un colloquio con Sybok. Era da tanto tempo che non lo vedevo, non sapevo praticamente nulla di lui, non ero certa nemmeno si ricordasse di me, alla fine dettai il messaggio con richiesta di un incontro in video, utilizzando un canale subspaziale criptato, in modo che nessuno venisse a sapere del nostro colloquio.


Quando spensi il computer, mi sentii le mani sudate e il battito cardiaco accelerato, avevo bisogno di calmarmi, Spock e anche McCoy si sarebbero potuti accorgere che c’era qualcosa che non andava e destare sospetti era l’ultima cosa che volevo.


Andai in plancia per iniziare il mio turno, mi sentii a mio agio ritrovandomi nella solita efficiente laboriosità e presi posto alla postazione scientifica, Sulu in quel momento occupava la poltrona di comando e anche Uhura era stata sostituita da una guardiamarina. Era il secondo turno e si percepiva il clima più rilassato e informale, ma ciò non voleva dire non dare il massimo del proprio impegno.


Mai abbassare l’attenzione nello spazio, non si sa mai quali pericoli possono presentarsi all’improvviso, quindi, rilassati sì, ma vigili e pronti ad intervenire.


Ma, quel giorno, per le successive otto ore non accadde nulla di straordinario, se non verso la fine del turno quando la guardiamarina che si occupava delle comunicazioni disse «Capto un segnale di comunicazione.»


Mi alzai di scatto dalla mia postazione e la raggiunsi «Proveniente da dove, guardiamarina?» con soggezione mi disse a bassa voce e mi accorsi dello stupore nella sua voce: «Da Alpha Centauri.»

«Guardiamarina il messaggio è criptato?»

«Sì è un messaggio in codice»

«Molto bene, lo prendo nel mio alloggio. Ah, e non ne faccia parola con nessuno, intesi?»


Mi fece cenno affermativo col capo, visibilmente perplessa, guardai nella direzione di Sulu e gli feci intendere di tenere la bocca chiusa. Salii sul turboascensore e mi diressi verso il mio alloggio.


Lì, ascoltai il messaggio, era un messaggio video. Con la speranza nel cuore gli risposi.

Gli spiegai la situazione e la mia idea riguardo o ad un viaggio nel futuro o di usare le sue capacità, per entrare nella mente di Sarek.


Quando spesi il computer mi sdraiai sul letto fissando il soffitto, mi chiedevo cose ne avrebbe pensato Sybok. Inoltre, mi chiesi se davvero Uhura o chiunque la sostituisse, al vedere il segnale di una comunicazione subspaziale criptata, in entrata e in uscita, avrebbe veramente fatto finta di nulla o se avrebbe avvisato il Capitano o Spock.


Sperai nella fortuna che la cosa passasse inosservata. Sospirai, sperando nella buona sorte, alla fin fine, non stavo facendo nulla di male, solo volevo agire di nascosto.


Decisi di alzarmi e di andare a parlare con Uhura.


 

Incontrai Uhura nel suo alloggio, mi sentivo a disagio, non era mia abitudine recarmi negli alloggi altrui, inoltre la sua essenza così femminile, mi metteva a disagio, forse perché ricordava a me ciò che io volevo nascondere.


Io mi sono sempre sentita più maschile che femminile. Uhura invece, con la sua elegante sensualità, con indosso quei vivaci colori tipici dei costumi africani, era l’incarnazione del femminile e io ero lì sulla porta, rigida nemmeno fossi sull’attenti, non sapendo decidermi sul da farsi.


Fu Uhura con una risata melodiosa a distogliermi dai miei pensieri

«Allora tenente comandante che fa, rimane lì a fissarmi? Non sono mica un fantasma! Se ha voluto vedermi, perché non si accomoda e parliamo?»

Mi schiarii la voce «Ehm, sì… infatti, grazie.»


Perché mi dovevo sentire così a disagio? Che cosa c’era che non mi permetteva di rilassarmi? Uhura era cordiale con me, sì, mi aveva chiamato con il grado, ma avevo intuito che lo avesse fatto solo per rompere il ghiaccio e non per tenere le distanze, allora perché io ero così in imbarazzo?


«Ditemi, che cosa c’è che vi preoccupa? Avete voi chiesto quest’incontro e ora non avete nulla da dire? Fatemi indovinare… avete litigato con il comandante Spock!»

«No, no, quello no!»


Avevo risposto con troppa enfasi e dal modo con cui mi guardava Uhura capii che la stavo incuriosendo, abbassai lo sguardo, sentendomi avvampare le guance: che imbarazzo!


«Cos’ha quindi che non va?»


Il tono di voce delicato, mi fece alzare lo sguardo e la guardai in quei suoi occhi color dell’ebano. Vidi in essi un’anima sincera ed empatica, prendendo fiato, mi feci coraggio e le spiegai il mio problema.


«Quindi - dissi infine - è importante che nessuno venga a conoscenza dei messaggi subspaziali che vengono inviati e ricevuti nel mio alloggio.»

«Ancora non capisco che cosa vi sia di male se il comandante Spock lo venisse a sapere.»

«Sybok è stato, molti anni fa, esiliato da Vulcano, avere rapporti con lui, invece di avvicinarmi a Sarek, potrebbe allontanarmi per sempre. Inoltre, ha una parentela vicina a quella di Sarek e alla nostra Famiglia in generale ed è per questo che non voglio che nessuno sappia di questi messaggi.»

«Farò in modo che tu possa comunicare con lui in sicurezza, ma se Spock dovesse accorgersi di qualcosa, io dovrò dire a lui la verità.»

«Lo so Uhura, lo so e ti ringrazio. Credo che questa però sia la mia unica e sola possibilità, che mi sia rimasta.»


 

Ero immersa nei miei pensieri, quando il turbo ascensore si fermò, credendo di essere arrivata al ponte del mio alloggio, feci per uscire, quando mi accorsi che invece colui che voleva entrare era Spock. Mi irrigidii, ma lo lasciai passare.


«Dove stai andando?»

«Al mio alloggio.»


Seguì un momento di silenzio.

«C'è qualche problema? Ti percepisco tesa.»

«Chi io? No, ti sbagli!»

«Strano, solitamente le mie valutazioni sono corrette. Sicura, di non nascondermi qualcosa?»


Mi osservò con uno sguardo così penetrante, che mi mise a disagio.


«No… no… ecco, io… è che, vedi... avrei fretta di finire un rapporto per il Capitano e… si ecco, sarei in ritardo!»

«Computer ferma. Dimmi la verità.»

«Ehi, che vuoi fare?! Non mi toccare!»


Invece, non solo mi toccò, ma mi prese di forza il polso e cercò il pensiero che gli stavo nascondendo. Lottai per nasconderglielo e quando credetti di non farcela più, il computer del turbo ascensore emise un suono che face capire che dovevamo dargli un comando e così girando la leva, urlai: «Ponte alloggio ufficiali!»


Guardai ancora spaventata verso Spock il quale ora stava a una cinquantina di centimetri da me, con la sua solita aria indifferente. Io cercai di riassestarmi l’uniforme e di riacquistare un'aria di calma indifferenza.


«Pensi davvero di aver trovato il modo per comunicare con Sarek? Non credo che ciò che tu stia facendo sia il modo più corretto per farlo.»


Quella sua affermazione mi fece arrestare sulla soglia del turbascensore, mi voltai di scatto, ma fu solo per un attimo che vidi il suo volto, perché le porte si richiusero ed egli proseguì il suo viaggio, verso la destinazione impartitagli da Spock.


Cosa aveva dedotto da quel contatto mentale? Cosa realmente sapeva dei miei pensieri?


Mi accorsi in quel momento, che avevo appena pensato al nome, quando nel canale mentale, un’ira profonda, si riversò in esso.

Spaventata cercai rifugio nel mio alloggio, ma sapevo che presto sarebbe arrivato.

La paura, il dubbio avevano creato una falla nella schermatura mentale, quelle sue parole, erano state appositamente sibilline e io ero caduta nella sua trappola.


Ora, che aveva udito quel nome, sarebbe stato impossibile tacere su tutto il resto. Bloccai la porta del mio alloggio, ben sapendo che comunque un phaser l’avrebbe facilmente aperta, fu però più importante per me collegarmi al computer e controllare se vi fossero messaggi in arrivo, c’è n’era uno.


«Ti aiuterò. Questa notte mentre Sarek dorme mi collegherò e gli parlerò di te, farò emergere dalla sua mente inconscia, i ricordi più cari che ha di te. Gli farò provare nostalgia e questo lo farò per una settimana, vedrai che poi sarà lui a chiedere di vederti e di comunicare con te. Lunga Vita e Prosperità, T'Ile.»


Come lessi quel messaggio, ne fui felice e in velocità gli risposi: «Grazie mille Sybok. Ti sarò per sempre riconoscente, se avrai successo. Lunga Vita e Prosperità anche a te.»


Feci appena in tempo ad inviare quel messaggio che uno Spock infuriato alla vulcaniana maniera, stava bussando con veemenza alla mia porta, chiedendo che gli venisse aperto. Attesi qualche secondo prima di aprirgli, quando sullo schermo apparve il messaggio «Messaggio inviato con successo.» spensi lo schermo e gli aprii.


 

Non feci a tempo a spostarmi che con un balzo entrò, mi prese per la vita e poggiata la mano sul mio volto, entrò di forza nella mia mente. La sua veemenza mi causò dolore, ma lui come una furia pareva non accorgersene e alla fine, quando anche l’ultima barriera cedette, tutto il piano, le cose dette e pensate, furono a sua disposizione, compreso l’ultimo messaggio del computer “messaggio inviato con successo”.


Ebbe la grazia, di ritirarsi dalla mia mente con delicatezza e non con la forza con cui vi era entrato, altrimenti mi avrebbe potuto causare anche un danno celebrale molto serio, però quando si fu del tutto ritratto e io ero ancora intontita, un poderoso schiaffo mi arrivò sul viso, tanto che mi mandò contro il muro.


Ripresami, controllai col palmo della mano di non perdere sangue dal labbro o dal naso, ma non riuscii a finire la mia ispezione che una presa solida mi prese per il bavero dell’uniforme, facendomi sbattere i denti e due occhi roventi, fissavano dritti i miei, che ancora facevano fatica a mettere a fuoco i contorni di quel viso, assomigliante più a un vulcaniano di cinquemila anni prima, che a uno del XXIII secolo.


«Spock, capiscimi non avevo alternative...»

«Tu sai che cos’ha fatto Sybok? Sai che cosa rappresenta in particolar modo per la nostra famiglia?»

«Sì, lo so, ma io che alternative avevo? Nessuno qui vuole aiutarmi, almeno lui lo farà!»

«Ah davvero?! Violando la mente di un uomo mentre dorme, facendogli provare emozioni? Sai questo cosa vuol dire per un vulcaniano?»

«Sarà come un sogno Spock! Non accadrà nulla di male a Sarek...»

«Questo lo dici tu! Che ne sai di cosa farà Sybok alla mente di mio padre?!»

«Sybok è anche suo figlio. Che male potrà mai fargli Sybok a suo padre?»

«Sybok ha fatto del male a molti vulcaniani, ha loro tolto la pace e tu hai dato a Sarek gli stessi dolori che gli diede Sybok, ecco perché è stato così severo con te, perché tu gli ricordi lui!»

«Ma ciò non è logico...»

«Tu e Sybok lo siete mai stati? Sono forse logiche le emozioni?»

«Io volevo solo che Sarek mi accettasse per quello che sono! Io non volevo cambiare il suo stile di vita, come non voglio cambiare il tuo. Io volevo e voglio essere solo me stessa. Perché è così difficile da capire!»


E dato che la sua presa non mi lasciava come avrei voluto, libertà di movimento, lasciai che le lacrime mi scendessero copiose lungo il viso. Solo allora mollò la presa.


Spock se ne andò dal mio alloggio e io mi svegliai la mattina dopo con ancora il viso umido e l’uniforme stroppicciata.


 

Mi feci una rigenerante doccia sonica, mi cambiai uniforme e feci colazione nel mio alloggio, poi andai in plancia per iniziare il mio turno, Spock era già alla sua postazione, lo raggiunsi e ci scambiammo appena uno sguardo che fece capire quanto lui fosse ancora in collera con me e che tipo di nottata avevo dovuto aver passato io.


Uhura arrivò alla sua postazione poco più tardi e come arrivò, Spock si alzò e con tono di comando la chiamò a rapporto immediatamente in sala tattica. Quando arrivò anche il Capitano e cercò Uhura e Spock con lo sguardo, dovetti mantenere un certo controllo, perché la mia voce non tradisse l’ansia e il nervosismo che avevo in corpo, mentre spiegavo al Capitano dove si trovassero.


Appena tornarono notai l’aria contrita di Uhura, il che faceva capire che Spock non si era risparmiato una ramanzina di quelle da levare il pelo e il tono con cui disse che mi dovevo spostare, fu così glaciale che ubbidii all’istante senza nemmeno fiatare. Poi guardandomi fisso negli occhi impartì un ordine: «Uhura contatti l’ambasciatore Sarek di Vulcano, dicendogli di mettersi immediatamente in contatto con l’Enterprise!»


«No, Uhura! Non esegua l’ordine!» esclamai mettendomi a protezione col corpo della consolle di comunicazione.

«Tenente T'Ile le vorrei ricordare che sono io, di grado superiore al suo e ora tenente Uhura, invii subito quel messaggio.»


«Infame!» sibilai fra i denti ma, disgraziatamente, Spock e Uhura mi udirono.


 

«Computer, voglio che sia messo a verbale che la Tenente Comandante T’Ile Livingston ha cercato d’impedire che venisse eseguito un mio ordine diretto alla tenente Uhura e che a commento dello stesso ha insultato il primo ufficiale in comando, definendolo con l’epiteto “infame”. Questo, dato l’articolo 15 paragrafo 4 comma 3 del regolamento della Flotta Stellare è definito come atto d’insubordinazione. Pertanto, punito con la reclusione a cinque giorni di cella. Inoltre chiedo, che siano convocati tutti gli ufficiali anziani, per decidere ulteriori azioni disciplinari nei confronti dell'ufficiale T’Ile Livingston, date le reiterate infrazioni al regolamento stesso, perpetrato dalla stessa, in passato e che siano considerate come aggravanti all’infrazione odierna. Chiedo, che suddetta riunione venga convocata per le ore quattordici zero zero di oggi pomeriggio. Il primo ufficiale comandante Spock. Fine verbale.»


«Sicurezza portatela in cella. Tenente Comandante le conviene tenersi per sé, ciò che vuol dire, in quanto ogni affermazione, si potrebbe ritorcere contro di lei.»


Tra lo sbigottimento generale, venni portata in cella.


 

Mi sedetti su quel pavimento tenendomi la testa fra le mani. Mi sentivo imprigionata da mille dubbi, più che da quelle quattro mura.


Sarebbero stati giorni lunghissimi, nei quali avrei potuto perdere ogni cosa. Avevo giocato d’azzardo, avevo rischiato il tutto per tutto e avevo perso e ora forse era a rischio anche la mia carriera. Tutto ciò per cui avevo lottato si era frantumato e ora mi sentivo intrappolata nello spirito e nel fisico.


Non avendo nulla da fare mi dedicai con impegno alla meditazione e fu quasi con sorpresa che mi accorsi che se pensavo a Sarek potevo connettermi alla sua mente e con delicatezza iniziai a parlargli, a spiegargli chi fossi, chi volevo essere e gli chiesi solo che lui riuscisse a vedere oltre, a quello che lui vedeva in me.


Gli dissi quanto gli volessi bene e glielo feci sentire, facendogli sentire le emozioni del mio cuore. Gli dissi di non aver paura delle emozioni che provava, ma di ascoltare solo, perché erano le mie e non le sue. Dialogai così con lui per alcuni minuti, poi lui schermò la sua mente e io non riuscii più a percepirlo, però sapevo che lui non mi aveva rifiutato, mi sentii più leggera e rilassata.


 

Ho la sentenza delle ore quattordici!


Gli ufficiali anziani riunitisi in assemblea hanno votato: tre voti contrari a uno favorevole alla richiesta fatta da Spock di degradarmi a Tenente Junior Grade; due voti favorevoli, uno astenuto e uno contrario di tenere valide le miei precedenti infrazioni al regolamento e quindi di prorogare di altri tre giorni il mio confinamento, però i tre giorni aggiuntivi li dovrò scontare nel mio alloggio. Inoltre, quanto accaduto oggi in plancia, dato che è avvenuto alla presenza di altri ufficiali, rimarrà permanentemente come nota di demerito nel mio ruolino personale.


«Signore, c’è una chiamata per lei da Vulcano, il tenente Uhura dice che vi dobbiamo immediatamente scortare il sala tattica.»

«Va bene, andiamo.»


Scortata dalla guardia, arrivammo in sala tattica, appena prima di entrare, chiesi se mi potesse togliere le manette, poiché, mi sarebbe dispiaciuto che l’ambasciatore mi vedesse con quelle ai polsi. La guardia, fu comprensiva e me le tolse.


«Pace e Lunga Vita, Ambasciatore» salutai.

«Questa mattina durante la mia meditazione tu sei riuscita a metterti in contatto con la mia mente e a parlarmi?»

«Sì, ambasciatore, confermo.»

«Non è da tutti i vulcaniani riuscirci, molto pochi riescono ad avere questo tipo di facoltà mentali.»

«Ambasciatore, le posso chiedere di non rivelare ciò che le ho comunicato, in quanto molto personale?»

«Certamente. Amanda comunque ne è stata informata. Sente molto la tua mancanza, ma io non posso accettare il tuo comportamento. Pertanto, non sarai riammessa nella famiglia. Tuttavia, voglio assecondare un desiderio di lei e darti una seconda opportunità. Dato che la prova, non è stata ancora definita, non ti darò particolari, però è bene tu sappia che solo se la supererai, potrai tornare ad usare il cognome della Famiglia.»


Nello schermo comparve Amanda.


«T’Ile promettimi che questa sarà veramente l’ultima volta che verremo a sapere che ti hanno dovuto punire, per mancanza di rispetto verso o un tuo superiore o verso il regolamento.»

«Amanda, una promessa del genere è del tutto illogica.»

«Sarek, quando mai T’Ile si è comportata in modo logico?»

«T’Ile, dato che quando si ha da rapportarsi con te, si ha a che fare con una personalità spiccatamente umana, ti rammento che quella che ti verrà offerta, nei prossimi giorni, sarà veramente la tua ultima possibilità.»

«Sì, ho capito Ambasciatore.»


Riprese la parola Amanda: «T’Ile, so che se t’impegni ce la puoi fare, però vorrei che tu riuscissi a controllarti un poco di più, perché non hai idea di che capacità tu abbia, di farmi stare in pensiero e di preoccuparmi. Per favore, inizia a diventare consapevole delle tue emozioni, invece di farti trascinare e dominare da esse.»

«Prometto che farò del mio meglio.»

«Ambasciatore purtroppo vi dobbiamo interrompere, T’Ile deve tornare...»

«Sì, sappiamo non occorre aggiungere altro. Pace e Lunga Vita.»

«Lunga Vita e Prosperità, Ambasciatore.»


Lasciai la stanza e appena la porta si chiuse alle mie spalle, la guardia mi fece cenno che suo malgrado mi avrebbe dovuto rimettere le manette. A vederle provai vergogna, ma porsi comunque i polsi, distogliendo lo sguardo.


La guardia capì e disse: «Non penso che lei voglia scappare, come ha detto il signor Spock. Lei fa pur sempre degli ufficiali superiori e sinceramente non me la sento di rimetterle queste.»

«Io invece, le suggerisco di mettermele. Non voglio farle correre rischi inutili.»


Così, mi mise le manette e mi scortò fino alla cella. Una volta dentro non potei far altro che stendermi sulla brandina e riflettere su quanto avvenuto in quella parte di giornata.


 

In quei cinque giorni, durante la meditazione riuscii ancora a mettermi in contatto con Sarek e seppur per brevi contatti, limitati a pochi minuti, riuscii a fargli capire maggiormente la mia visione della vita.







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