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CAPITOLO 29

Aggiornamento: 30 apr 2021

DATA, 11/01/2265


Come si vive con uno S’haile che è anche tuo fratello?

In modo terribile!


L’equipaggio ci guarda straniti e li capisco. Penso che per me provino pietà e oggi è stata solamente la prima giornata di questa novità. Spock ha concentrato su di sé tutte le mansioni della nave, praticamente è come se potesse gestirla da solo. Con me si comporta come se fosse: comandante, capitano, ingegnere, scienziato, fisico, geologo e chissà cos’altro. Vuole vedere rapporti su ogni cosa: dai calcoli statici, alla classificazione di un pianeta, alla studio dei vegetali marini.


Neanche sulla Soval dovevo fare tanti rapporti diversi, anche perché i miei lavori su quella nave, erano più manuali che mentali. Con Spock invece, è tutto un lavoro mentale e mi sta facendo andare fuori fase. Inoltre, mi allena personalmente due volte al giorno, non più una. Insomma, sono distrutta e sento veramente il bisogno di una vacanza.


Vorrei solo che rallentasse il ritmo, io non sono una macchina, sono una persona e anche l’obbedienza al "Codice di Comando Vulcaniano" ha un limite!


 

Decisa e risoluta uscii dal mio alloggio e mi diressi verso il turboascensore e decisi di recarmi alla sala ricreativa, lì avrei potuto rilassarmi e chiacchierare con qualcuno. Quando entrai in sala, vedendo alcuni sguardi su di me, chiesi il silenzio.


Il silenzio scese e dissi sorridendo: «Se lo S’haile dovesse chiamare, io qui non ci sono! D’accordo?» Le voci dei presenti si alzarono in un unisono: «D’accordo!».


Li ringraziai e mi sedetti beatamente a un tavolo e tra una partita di scacchi, una bevuta, il racconto del mese trascorso sulla Soval e al mio attuale lavoro, le ore passarono senza che io me ne accorgessi.


Ma tutti ci accorgemmo che fossero trascorse, quando S’haile Spock fece capolino con aria temporalesca nella sala. Avvisata da alcuni compagni, mi nascosi sotto il tavolo, mentre nella sala era sceso il silenzio. La sua voce, come un tuono

riecheggiò: «Qualcuno di voi ha visto la tenente comandante T'Ile?»

Pregai che tutti dicessero di no o stessero zitti.

«Nessuno? Eppure, il computer ha rilevato che lei è qui.»


Da sotto il tavolo vidi i suoi stivali avvicinarsi e poi fermarsi. Udii i miei amici dire molto timidamente, che no, non mi avevano vista. Lo vidi muoversi e andare verso il tavolo accanto. In sala non volava una mosca.


«Sapete a cosa penso? Penso che stiate tutti deliberatamente negando la sua presenza.

I vostri respiri sono alterati e le vostre pupille dilatate. Siete tesi e in pose regide. T’Ile è qui e la state coprendo. La vostra solidarietà la onora, ma a suo danno, poiché aveva un compito molto importante da svolgere e non lo ha svolto. Non ha eseguito un mio ordine e si è dimostrata in tal modo negligente e insubordinata. Chi di voi continuerà a proteggerla, sarà accusato di collaborare con lei e subirà le sue stesse conseguenze.»


Furente uscii da sotto il tavolo e lo affrontai di persona.

«Sono qui! Loro non c’entrano nulla. Avevo ordinato io di rimanere loro in silenzio. Mi prendo la responsabilità di ciò. Ma, non di non aver eseguito i suoi ordini o di non aver svolto un compito da lei S’haile o da altri superiori, assegnatomi.»


«Lo verificheremo nel mio alloggio, andiamo.»

«No, S’haile! Io rimango qui!»

«Andiamo. È un ordine!»

«No! Il suo ordine è illogico! Non tiene conto del diritto al riposo, garantito dal Regolamento della Flotta a cui questa nave è sottoposta.»

«Voi rispondete anche al "Codice di Comando Vulcaniano"...»

«Il "Codice di Comando Vulcaniano" su una nave comandata da un Umano, viene in second’ordine! Lei S’haile Comandante Spock, non è il Capitano! Pertanto io ho diritto al riposo, come tutto il resto dell’equipaggio!»


«Il vostro ragionamento difetta di logica, in quanto: con il titolo di S’haile secondo gli accordi tra la Flotta e l’Ala del Comando Vulcaniano, chi sia riconosciuto come tale, gode della giurisdizione del "Codice di Comando Vulcaniano" e per l’equipaggio, posto sotto al suo comando, vale l’applicazione dello stesso, anche se, su una nave della Flotta, come l’Enterprise. Voi siete sotto di me. Mi avete riconosciuto ufficialmente come S’haile e pertanto, io e voi è come se ci trovassimo su una nave vulcaniana. La vostra pausa è finita. Vi ordino di seguirmi nel mio alloggio.»


«E se io non vi riconoscessi più come S’haile

«Siete libera di farlo, ma dovrete presentare la vostra richiesta al Comando Vulcaniano, presieduto, in questo momento, da T’Pau.»


Scacco matto! pensai


 

In silenzio lo seguii nel suo alloggio. Una volta entrati con severità mi ammonì.


«Che non accada mai più!»

«Come desiderate, S’haile.» risposi con tono ubbidiente

«Più darete spettacolo, del vostro bisogno d’infrangere le regole e più questa situazione di comando, perdurerà.» proseguì lui in tono severo.


Trascorse qualche attimo di silenzio, poi azzardai una possibilità.


«Potrei anche convincervi di darvi vinta la battaglia, pur di far tornare le cose alla normalità.»


Accomodandosi sulla sedia, posta dietro alla scrivania, mi rispose con tono

pacato: «Illogico pensarlo, dato che vi conosco da quando eravate bambina. Vi dovrete arrendere a ciò che siete T’Ile. Giocare a fare l’umana, non vi porterà che guai.»


Sentii una vampata d'indignazione salirmi in corpo.

«Io chiedo solo un po' di libertà!»


La risposta di Spock fu immediata e il tono prese un'inflessione tra il beffardo e il rassegnato: «Libertà per cosa? Per finire in cella o con il grado di guardiamarina? Stiamo agendo per il tuo bene, per il tuo futuro. L’incarico mi è stato affidato da T’Pau, ma è tutto iniziato da un desiderio di nostra madre, che ha fatto insistente pressione a nostro padre, perché ti desse una seconda opportunità per tornare a far parte della Famiglia. T’Pau ha dato il permesso che ti venisse concessa la possibilità, prestando servizio presso la Soval. Parli di libertà e di voler essere umana e poi la richiesta che tu abbia un comportamento più vulcaniano, parte da un’Umana puro sangue.»


Nel suo sguardo potei percepire una vena di delusione e distolsi lo sguardo da lui e lo posai sul pavimento, mormorando un «Chiedo scusa.»

Rimanendo sullo stesso ton di prima, rincarò la dose: «Amanda direbbe che prima le combini e poi chiedi scusa.»

Sentendomi al quanto a disagio, chiesi: «Posso andare nel mio alloggio?»

«Non sapete padroneggiare le vostre emozioni?»

Non sopporto quando mi parla in quel modo! pensai e gli ribattei infastidita: «Non riesci a parlarmi in modo più gentile, invece di avere sempre quel tono di comando?»


Alla mia domanda non rispose e perdipiù assunse nuovamente quel suo atteggiamento da Comandante.

«Siediti che rivediamo l’ultimo rapporto che mi hai inviato: è incompleto.»

Sorpresa, lo guardai sgranando gli occhi: «Ma, se contiene tutte le informazioni che ho trovato su quel pianeta!»


«Sedetevi!»


Senza aggiungere altro mi sedetti ed effettivamente da un’analisi più accurata emerse che avevo mancato d’inserire molti dettagli, soprattutto fra la flora e la fauna. Dopo due ore, Spock aveva inserito anche alcuni studi sui batteri, presenti nei poli del pianeta.


«Questo è un rapporto soddisfacente su un pianeta da classificare. Avete qualcosa da dire?»

«Sì, che ho fame!» gli risposi distrattamente, mentre facevo roteare a destra e a sinistra la sedia sulla quale ero seduta, o meglio dire stravaccata.


«Sul rapporto intendo.» percepii il suo tono di voce severo, ma feci spallucce e continuai come prima.


Con la coda dell'occhio lo vidi alzarsi dalla sedia, ma fu con sorpresa che sentii la sedia afferrata e con forza girata, in modo che io mi trovassi a faccia a faccia con il suo viso.

Nubi temporalesche vidi formarsi sopra la sua testa, che salutai con un sorrisetto imbarazzato.

«Ehi! Va bene, va bene... la prossima volta lo farò più accurato. È solo che vedete S’haile era il ventesimo rapporto, questo, in una giornata e... beh... ecco, per stanchezza l'ho curato meno, dei precedenti...»

«State ammettendo di aver svolto il vostro lavoro con meno impegno?»

«No! Cioè... sì... cioè, no... No!» «Sì o no?»


Ma perché ogni volta, mi deve incutere tanto timore? Non potrebbe essere più gentile, invece di guardarmi come se fossi uno dei peggiori criminali della Galassia?

«Ecco, veramente... io non lo so... Io, pensavo di aver fatto un buon lavoro... Sì, è vero, mi pareva un po' scarno, però non trovando ulteriori informazioni, pensavo potesse andare bene...»


Mi prese per un braccio e mi fece alzare dalla sedia, quindi rimasi in piedi di fronte a lui.


«Poteva andar bene se vi avessi chiesto di lavorare secondo lo standard umano, ma a quanto pare, vi devo rammentare che voi state operando sotto il "Codice di Comando Vulcaniano"!» Il suo tono pacato ma gelido, mi fece drizzare quasi sull'attenti.

«Non l'ho dimenticato S’haile.» «Allora, come avete potuto presentarmi un simile rapporto?» «Ammetto l'errore S’haile, prometto che non accadrà più.» risposi rigida, senza guardarlo negli occhi. «Sarebbe stato illogico, da parte vostra, non ammetterlo.»


 

Passarono forse alcuni secondi, che a me parvero minuti, di attenta analisi da parte di Spock della mia persona. Quell'analisi accurata mi fece temere di non avere l'uniforme abbastanza in ordine o i capelli non sufficientemente pettinati. Lasciò che i secondi passero lentamente e si prese tutto il tempo perché io mi sentissi a disagio come un cadetto all'Accademia. Cercai di tenere a freno pure i pensieri, non avevo voglia che un'involontaria battuta, passasse dalla mia mente alla sua.


Il ventesimo in una giornata, la prossima volta chiedimene il triplo!


«Avete detto qualcosa?»

«No, S’haile non ho detto nulla.»


Lo osservai alzarsi dalla scrivania e venire nella mia direzione, fu solo quando mi fece cenno di uscire, che mi accorsi di aver trattenuto il fiato, fu con sollievo, che con tono più gentile, lo sentii dire: «Venite, andiamo a cena.»


Quando lasciai l’alloggio e tornai alla luce luminosa del corridoio, ebbi un momento di gioia. Non vedevo l'ora di andare a cena e poi andare a letto: la giornata era finita.

A quel pensiero mi stiracchiai, ma lo feci in modo un po' troppo vistoso.


«Chiedo scusa...»

«Ma siete stanca e avete fame.» continuò Spock in mia vece, imitando un po' il mio tono di voce

«Esattamente S’haile.» risposi abbozzando un sorriso.

«Vedremo cosa direte domani, quando al posto di venti, vi chiederò il triplo dei rapporti.» disse con nonchalance.


Il sorriso mi morì sul nascere e lo guardai interdetta. Quello era stato solo un mio pensiero di poco prima...


«Non credevo che il mio pensiero vi osservo giunto...» abbozzai in tono di scuse.

«Ah era un vostro pensiero? L'avrei creduto uno mio.»


Rimasi nuovamente interdetta, aprii la bocca per dire qualcosa, ma poi la richiusi e mi limitai a osservarlo, mentre camminava con calma, nel corridoio, verso il turboascensore. Da due metri di distanza potevo osservargli il portamento elegante e la camminata fluida ma decisa. Sentii di avere un sentimento di stima nei suoi confronti, ma anche di timore reverenziale.


Quando fummo all'interno del turboascensore dovetti sforzarmi per trovare il coraggio di dirgli: «Se quel pensiero fosse stato il mio e non vostro, vorrei che sapesse S’haile, che non era per mancarvi di rispetto, ma solo un pensiero per fare del sarcasmo: una battuta.»


«Esattamente come il mio pensiero.»


Rimasi a fissarlo con uno sguardo da stoccafisso: da quando Spock faceva del sarcasmo?



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