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CAPITOLO 32

DATA, 05/02/2265



Sull’Enterprise da un paio di giorni è salita una bambina, è figlia di un nostro ufficiale, che la deve accompagnare dalla madre, una biologa che presta servizio alla base stellare 7. La bambina ha sei anni con occhi azzurro cielo e capelli biondi, come le spighe di un campo di grano. Tutto l’equipaggio prova simpatia per la piccola Lycia. Ogni tanto, accompagnata dal padre, sale in plancia e il Capitano le ha anche concesso di sedersi sulla sua poltrona. Lycia con il suo sorriso dolcissimo e la sua voce argentina ha la capacità di alleviare la pressione e la tensione dovuta alla routine lavorativa. L’unico a cui Lycia non pare fare effetto è Spock.


Lycia quando lo incontra ne è sempre un po' intimorita, mentre è incantata da Jim. Ma, coloro che veramente sono entrati nel suo cuore sono Scotty e McCoy. Quei due d’altronde se la coccolano e la viziano, come se fosse la loro nipotina. Provo, tenerezza a vedere il burbero Scotty innamorato perso della bambina e lo stesso vale per McCoy. Credo che per McCoy sia come rivedere sua figlia, quando aveva l’età di Lycia.


Personalmente, trascorrerei più tempo in compagnia di Lycia, ma ho talmente lavoro da svolgere, che mi alzo all’alba e tutte le sere, non spengo il computer prima di mezzanotte. Alla mattina faccio sempre più fatica ad alzarmi, ma mi guardo bene dall’arrivare in ritardo e ciò comporta che abbia solamente il tempo di lavarmi e di vestirmi, ma non di fare colazione. Ci sono stati dei giorni, questa settimana, che tenere gli occhi aperti, mentre ero seduta alla consolle è stato veramente molto faticoso. Il mio corpo, la mia mente reclama riposo. Prima o poi dovrò parlarne con McCoy non posso continuare con questo ritmo. Potrei almeno, essere assegnata al secondo turno, in tal modo potrei riposare alla mattina, ma dovrò chiedere l’aiuto di McCoy, Spock non mi presterebbe ascolto. Mi vede tutti i giorni e non è possibile che non si sia accorto della mia stanchezza, credo che mi stia facendo fare una sorta di prova di resistenza, per vedere fino a che punto posso reggere, beh, sinceramente, mi sento arrivata al capolinea.


«Bones.»

«Salve T’Ile, come va?»

«Dottore, ho bisogno di riposo. Dica a Spock che lei mi ha esentato dal servizio per almeno una settimana, per favore.»


Fa cenno di farmi sedere sul lettino e mentre mi siedo, lui prende lo scanner e inizia a farlo scorrere lungo il corpo.


«T’Ile da quanto siete in queste condizioni? I vostri valori sono bassi anche per un vulcaniano. Siete ai limiti di un crollo nervoso.»

«Lo immaginavo Bones. Spock non mi dà tregua. Il lavoro è sempre più pressante sia in quantità che in qualità richiesta. Bones, se siete mio amico, convincete Spock a sospendere il Codice di Comando Vulcaniano, non lo sopporto più. Mi ha sfiancato.»

«Beh, sì lo vedo. Farò rapporto a Jim e ora coricatevi e non lasciate per alcun motivo l’infermeria!»


Feci come mi aveva detto e sentendo il sonno che arrivava ad avvilupparmi, non opposi resistenza e mi addormentai.


 

Venni svegliata dopo un tempo indefinito, da un vociare sostenuto, proveniente dallo studio di McCoy, che faceva intendere che in corso vi fosse un’animata discussione. Tesi l’udito per ascoltare, quando mi accorsi che a bordo del letto, due attenti occhi azzurri mi stavano osservando con attenzione.


«Ciao Lycia, che ci fai qui?» le chiesi alzandomi su di un fianco.

«Il dottore sta discutendo in quella stanza, con il Capitano e Spock.»

«Ah… e conosci l’argomento della discussione?»

«Sì, sei tu!»

«Ah, capisco...» sospirai e mi lasciai cadere nuovamente sul letto a pancia in su, misi le mani dietro alla testa e mi misi a osservare il soffitto.


La discussione nell’altra stanza imperversava, potevo cogliere distintamente alcune parole e mezze frasi, ma non mi scomposi minimamente.


«Hai fatto qualcosa di grave?» mi chiese Lycia salendo sul letto, guardandomi intensamente negli occhi.

«Forse sì… ma, non lo so...» mi trovai ad osservarle quelle due gemme color zaffiro e provai tanta tenerezze nei suoi confronti.


Era veramente una bambina molto dolce, con quelle sue guanciotte rosee e paffute. Capii in quel momento perché tutti ne fossero ammaliati: la sua spontanea dolcezza faceva da catalizzatore. Impossibile, resistere alla tenerezza di farle una carezza o di darle un bacio fra la cascata di riccioli biondi. Sentii il bisogno di prendere fra le mie mani, una delle sue manine e delicatamente la strinsi.


«Lycia rimani sempre come sei, non cambiare mai. La tua dolcezza è come un balsamo su questa nave. Hai la dote di rendere sereno chi ti è vicino, coltivala, è importante.»


Avevo parlato a bassa voce, la bimba però mi aveva sentito e aveva annuito, anche se forse le mie parole non le aveva comprese del tutto. Poi, la porta dello studio di McCoy si aprì e ne uscì un Bones alquanto alterato e uno Spock alquanto tenebroso, l’ultimo ad uscire fu Jim e mi parve avere un’aria piuttosto stanca. Lycia, come vide il Capitano scese dal mio letto e si avvicinò a Jim, prendendolo per mano. Sorrisi a quel gesto e con una vena di tristezza, vidi Lycia lasciare l’infermeria accompagnata da Kirk.


Come Lycia e il Capitano furono usciti, i due rimasti si avvicinarono a me e mi preparai a sorbirmi le loro schermaglie verbali. Con mia sorpresa invece, nessuno dei due parlò, si limitavano a guardarsi in faccia, con espressioni differenti, ma che denotavano delle profonde divergenze di opinioni, da parte di McCoy lo sguardo era apertamente ostile. La situazione di stallo, non pareva dare cenni di cedimento e quindi, stancatami di attendere, che uno dei due si decidesse a parlare, dissi con tono leggero, cercando di sdrammatizzare e sciogliere la tensione.


«Allora, non avrete perso la lingua, per caso?»

«No, ma preferisco non esprimere il mio parere di medico, di fronte a un computer!» dagli occhi di McCoy saettò un fulmine rivolto a Spock.


Spock, sebbene la sua posa statuaria, potevo percepire un fastidio profondo nei confronti di qualcosa o di qualcuno, ma pareva non avere alcuna intenzione di parlarne.


«Spock?» provai cautamente

«Il dottore pensando di offendermi, non si rende conto che invece, mi lusinga. È un vero peccato dottore, che lei non sia dotato di logica e non possa capire il motivo della mia decisione.»

«Quale decisione?! Quella di non mostrare pietà e comprensione verso chi non ha la vostra stessa resistenza psico-fisica? Spock, lasciatevelo dire, voi siete senza cuore!»


 

Li guardavo perplessa. McCoy era veramente indignato e la collera gli aveva reso il viso rubicondo, tuttavia si stava ancora trattenendo.


«Dottore, lei si lascia trascinare dalle emozioni ed esprime concetti privi di logica e di fondamento. Se le sue emozioni gli impediscono di ragionare correttamente, le chiedo dottore, di lasciare questa stanza.»

«Questa è la mia infermeria!»

«Questa sarà anche la sua infermeria, ma il mio è un ordine.»

«Spock, lei non farà pesare il suo grado su di me!»

«È ciò che ho appena fatto dottore, glielo ripeto: lasci la stanza.»


Imprecando, Bones lasciò l’infermeria e rimasto solo con me, Spock mi guardò, scrutandomi con attenzione.


«Trovare scuse e farsi passare da ammalati, per non lavorare o peggio, per chiedere che il "Codice di Comando Vulcaniano" venga sospeso, è deplorevole. Avevate dato la vostra parola, che non vi sareste più comportata in modo meschino.»

«Ma io, non ho mentito! Le analisi che McCoy mi ha fatto, testimoniano che ciò che ho detto è il vero!»

«Voi siete vulcaniana e dovreste avere molte più energie e resistenza fisica. A quanto pare, il vostro retaggio umano, vi rende di costituzione più fragile.»

«E anche se fosse? Io non posso cambiare la biologia del mio corpo. Io sono ciò che sono!»

«Avere lo stesso sguardo e reazione emotiva di McCoy non vi fa onore, come vulcaniana dovreste avere imparato ad avere padronanza delle tue emozioni, invece, vi fate ancora dominare da esse.»


Mi aveva messo con le spalle al muro, come avrei potuto ribattergli? Con quale argomentazione che non venisse tacciata, come “emotiva”?


«Avete ragione S’haile, chiedo scusa.»

«Interessante. È la prima volta che ammettete, senza cercare giustificazioni, un vostro errore. State migliorando, lentamente, ma è pur sempre un piccolo miglioramento.»

«S’haile posso chiedervi quale fosse la decisione, di cui, parlavate con McCoy poco fa?»

«Il "Codice di Comando Vulcaniano" perdurerà, fino a quando voi non avrete raggiunto una resistenza psico-fisica pari a quella di una vulcaniana “pura”.»

«Ma io non sono una "vulcaniana pura"!»

«Infatti, come resistenza, velocità, efficienza siete per il parametro vulcaniano, come una bambina dell’età di Lycia.»

«Cosa? Ma non è possibile! Mi alleno come tutti gli altri ufficiali della Flotta!»

«I quali sono umani.»

«Già, peccato che io mi alleno anche con voi!»

«Quello non è allenarsi, ma giocare.»

«Vi posso assicurare che il mio corpo non la pensa affatto allo stesso modo.»

«Logico.»


Aprii la bocca per rispondere, ma poi la richiusi. Involontariamente, gli avevo dato ragione, lo guardai accigliata, ma la sua espressione con quel suo sopracciglio alzato, mi fece capire che aveva vinto la partita. Mi arresi alla sua vittoria e con tono pacato, gli chiesi.


«Deduco che per rinforzare la mia resistenza psico-fisica il lavoro quotidiano non diminuirà minimamente e che gli allenamenti diverranno più intensi.»

«Esattamente.»

«S’haile posso chiedervi solamente di essere spostata al secondo turno della giornata?»

«Negativo. Sarebbe impossibile per me allenarvi, in quanto, i nostri turni sarebbero opposti. Posso sapere il motivo della vostra richiesta?»

«Poter usufruire di maggiori ore di riposo. Dormo circa cinque ore per notte e...»

«Ad un vulcaniano ne bastano tre, per riposarsi, voi ne avete già due in più.»

«Spock, S’haile… ho bisogno di riposare, se durante il turno in plancia non rendo...»

«Sarete trasferita in un’altra sezione di minore responsabilità.»


Lo guardai basita, praticamente stava attuando il detto “ciò che non uccide, fortifica” non avevo parole, ora potevo capire l’indignazione e la collera di McCoy.


«Perché questa ostinazione!»

«Desiderio di nostra madre, che ha chiesto a nostro padre, che è andato a parlare con T’Pau...»

«Sì, sì lo so! Me lo ricordo… grazie.»

«Dovrete essere più efficiente, nel portare a termine i compiti che vi vengono assegnati, se vorrete riposare di più.»

«Se solo foste meno esigente...»

«Illogico chiederlo, dato che conoscete gli standard.»

«Gli standard?! Quegli standard sono inarrivabili...»

«Per un Umano? Sicuramente! Ma per te voi, no. Ve ne accorgerai con il tempo.»


La sua pacata testardaggine, mi stava facendo venire i nervi. Lo guardai sbieco, ma la sua imperturbabilità mi esasperò e con stizza, mi ricoricai prendendo la coperta e tirandomela fin sulle orecchie e mi voltai su un fianco, dandogli in tal modo le spalle.


«Vi concedo una giornata di riposo, ma domani vi rivoglio in servizio. È un ordine.»


Non gli risposi nemmeno e quando lo sentii lasciare l’infermeria tirai un sospiro di sollievo. Quando Bones tornò in infermeria, gli raccontai tutta la vicenda e il suo commento fu: «Diavolo d’un Vulcaniano! Deve ancora nascere colui che porta via i pazienti, dalla mia infermeria, senza la mia autorizzazione! Figlio d’un sangue verde!»


Ho come la sensazione che nelle prossime ore, ne accadranno delle “belle”...




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