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CAPITOLO 6

Aggiornamento: 1 mag 2021

DATA, 11/09/2264



Oggi ho tempo di dedicarmi a cercare vecchie foto, perché i "pezzi grossi" sono scesi ad esplorare un pianeta, forse nel pomeriggio scenderò anch'io!


Allora, sono scesa sul pianeta e ho trovato Spock pensieroso, che vi fosse qualcosa che non andava già lo sapevo, dato che il teletrasporto non funzionava e tutt'ora non funziona e siamo dovuti scendere con la navetta. Al momento stiamo tutti bene, ma pare esserci un campo di forza che mette fuori uso il teletrasporto e ciò non è propriamente un bene. Passeremo la notte nella navetta e speriamo che vada tutto per il meglio.


Sono di guardia, in quanto nella navetta si sta scomodi e stretti. Così ho preferito uscire e dare il cambio al guardiamarina Giorgy. I vulcaniani vedono abbastanza bene al buio, ma se dentro alla navetta, tutti stretti e raggomitolati su se stessi, fa caldo, qui fuori all'aria aperta fa freddo, ma la cosa è ovviabile, tenendosi in movimento e stando all'erta. Il mio udito fine non capta comunque alcun rumore sospetto, si sente solo il vento fra i bassi arbusti. Tutto è silenzio. Fa quasi timore, dato che siamo su un pianeta ed il problema al teletrasporto ancora non è stato risolto.


 

Ciò che abbiamo scoperto ha dell'incredibile ma cercherò di andare con ordine ed essere breve.


Questa mattina all'alba Kirk ha formato tre squadre e due uomini li ha mandati verso ovest, due uomini verso est, mentre io assieme a McCoy, Spock e Kirk ci siamo diretti verso nord.


Ci sono volute quattro ore di cammino, in un ambiente dal paesaggio monotono, sempre eguale illuminato da un sole tiepido e pallido, perché scorgessimo finalmente una differenza e con nostra sorpresa, quella differenza, era una casa. Il pianeta quindi era abitato!


Kirk ha chiamato le altre due squadre e ha detto loro di raggiungerci, noi ci siamo appostati dietro a delle rocce ed a dei poveri cespugli, a circa due km dall'abitazione e nell'attesa abbiamo iniziato a fare delle ipotesi: su chi fosse la creatura, che poteri potesse avere, che forma, forse umanoide? Come comunicare lei e sarebbe stato possibile?


Ad un orario, che si sarebbe potuto riferire alle otto del mattino, mentre stavamo discutendo il da farsi, la creatura ci apparve dal nulla, di fronte ai nostri occhi, a circa cinque metri di distanza. Sussultammo di stupore e rimanemmo ancora più stupiti quando si rivolse a noi parlandoci nel l'inglese standard della Federazione.


Le sue sembianze umane, i suoi modi cortesi, la sua tunica ocra, fanno sembrare la creatura un cittadino dell'antica Roma.


È stato affascinante quando al momento delle presentazioni ha detto i nostri nomi, i nostri gradi ed il nome ed il problema della nostra nave. Kirk a quel punto gli ha chiesto se fosse lui il responsabile del guasto al teletrasporto e la risposta è stata affermativa, poi non lasciando spazio ad altre domande, si è presentato lui e ci ha detto di chiamarsi Enowil, di essere un organiano esiliato dal suo pianeta natale e di essersi stabilito in questo pianeta a causa di un incidente, con la sua nave.


Nel tragitto verso casa sua, ci ha spiegato di avere un problema personale da risolvere e che è perché ha bisogno di noi, che ci ha bloccati qui, dopo averci attirato nel suo pianeta.


Costui conosce bene gli umani, sa come colpirli nella loro curiosità, ma questo era solo l'inizio. Arrivati a casa sua, dove prima il tricorder non segnava alcun essere vivente, ora ne segnalava a dozzine. Una fattoria era apparsa dal nulla ed era così reale! Odori, suoni, anche al tatto, tutto era reale!


Quando vidi un cane, tanto somigliante al mio vecchio amico Tobia, non potei frenare l'impulso di accarezzarlo: il pelo morbido, la dolcezza dello sguardo, il fiato caldo oh, non poteva solo essere un'illusione e anche se lo era, era stupefacentemente reale!


Ad Enowil chiesi il nome del cane, Enowil mi disse che lo avrei potuto chiamare col nome che desideravo e così il cane ora si chiama Tobia. A Kirk però dovetti chiedere se potevo rimanere fuori con Tobia. Kirk non mi rispose subito, ma lo sguardo accodiscendente di Enowil fece in modo che mi desse il permesso. Loro quindi entrarono ed io e Tobia siamo andati a vedere gli animali di quella bizzarra fattoria: cavalli, mucche, pecore, capre, maiali, galline, pavoni, oche, galli, galline e pulcini, ecc.


Una vera fattoria terrestre, in un luogo che appena lo avevamo visto, ci era parso deserto e brullo! Ora invece era verdeggiante, con i recinti per gli animali bianchi candidi. Con Tobia notai anche un bellissimo orto, un campo di messi dorate ed un mulino mosso dalle acque di un gorgogliante e limpido ruscello. Stavo notando che nel cielo mancava il cinguettare degli uccelli e che nella fattoria mancava un frutteto, quando sia quest'ultimo che gli uccelli comparvero nel mio campo visivo, svoltando dietro al mulino. Erano comparsi dal nulla o io non li avevo semplicemente notati?


Decisi di chiamare Kirk e di dirgli ciò che avevo visto. Non parve affatto sorpreso a sentire il mio racconto e poi sentii anche la voce di Enowil dire che era felice che la fattoria mi fosse piaciuta, chiedendo a Kirk se le altre due squadre fossero arrivate e ricevendo risposta affermativa, chiesi quali fossero le sue intenzioni.


Così seppi che Enowil aveva seriamente bisogno del nostro aiuto e che dopo aver pranzato da lui, ci avrebbe portati in visita del suo pianeta e noi avremo dovuto dirgli, cosa veramente gli mancava, dato che si sentiva tremendamente solo.


Chiusi il minicom, salii su un ciliegio e con due ciliege in mano, ed una già in bocca, pensai che se Enowil si sentiva solo, potevo rimanere io a fargli compagnia. Che paradiso di pianeta: tutto ciò che desideri si materializza!


È ormai mezzogiorno io sono ancora qui sul mio ramo. Di ciliegie ne avrò mangiate una dozzina: dolcissime! Tobia è ai piedi dell'albero che si gode l'ombra, ma qui il clima è mite, ci saranno venticinque gradi con un lieve venticello che t'invita all'ozio più totale. Ah, che pace! Che vadano pure in esplorazione loro, che risolvano quello che devono risolvere, io da qui non mi schiodo, anzi, sapete che vi dico? Che chiudo gli occhi e mi faccio pure un pisolino!


Ah! «Ehi Tobia! Prendilo al volo! Bravo Tobia!» Ho lanciato a Tobia il minicom così, nessuno mi può disturbare.


 

Me ne stavo quindi tranquillamente sul ramo quando una voce familiare iniziò a chiamarmi. Non aprii subito gli occhi, anzi, cercai di ignorare il più possibile quella voce. Ma poi, sentii una mano vigorosa afferrarmi e facendomi perdere l'equilibrio, mi tirò giù.

Con sguardo di disappunto, lo osservai attentamente e gli chiesi cosa voleva fare, con noncuranza mi rispose che mi avrebbe portato a pranzo. Chiamai allora Tobia che ci raggiunse con in bocca il minicom, Spock mi guardò leggermente contrariato.


«È così che tratti gli oggetti della Flotta?» Gli risposi facendogli spallucce, lui allora proseguì sullo stesso tono «È da mezz'ora che cerchiamo di metterci in contatto con te ed alla fine sono dovuto venire a cercarti.»

«Forse non volevo essere trovata... su quel ramo stavo così bene...»

«Quante ciliege hai mangiato?»

«Una dozzina!»

«Uhm... ti sei trattenuta, pensavo ti fossi mangiata l'intero albero!»

«Illogico!»

«Con te nulla lo è!»


Mi portò dentro la casa di Enowil e con sguardo severo m'indicò una sedia, la quale stava di fronte ad un tavolo imbandito di ogni succolenta leccornia terrestre. Iniziò il banchetto di Enowil con un brindisi di ottimo vino. Sotto gli occhi allibiti di Spock non seppi resistere dall'assaggiare una coscia, di un succulento galletto, che trovai davvero ottima. Delizioso fu anche il dolce: una torta di cioccolato e mele, accompagnata da un delizioso brandy sauriano, che concluse l'eccellente banchetto.


Successivamente Enowil ci pose di fronte al suo problema e ad ogni nostra ipotesi, da cosa fosse causata la sua solitudine, rispose mostrandoci la risposta.


  • Mancanza di animali? Fece comparire uno zoo;

  • Mancanza di divertimenti? Fece comparire un parco divertimenti;

  • Mancanza di donne (propose Kirk) ? Fece comparire un harem degno di "Le Mille e una notte";

  • Mancanza di amici? Fece comparire un locale, dove una volta entrati, tutti lo salutarono calorosamente;

  • Mancanza di libri da leggere? Fece comparire un'intera biblioteca con studiosi che discutevano fra di loro, su qualsiasi branca del sapere;

  • Mancanza di spettacoli teatrali? Fece comparire uno spettacolo con tanto di drago sputafuoco, principessa da salvare e principe eroe.


Era ormai sera e non aravamo ancora arrivati a capire, cosa ad Enowil mancasse realmente.


Inaspettatamente fu lui a suggerirmi la risposta, con una domanda che mai, mi sarei aspettata «T'Ile a te cosa manca di più?»


Avevo trascorso una giornata fantastica, stupendomi di quante meraviglie Enowil riuscisse a far comparire davanti ai nostri occhi e avevo in me, ancora l'adrenalina del parco dei divertimenti e dell'incontro ravvicinato con il leone che si era fatto accarezzare come un gatto (un po' troppo cresciuto), avevo anche recuperato l'intesa con mio fratello come da tempo non accadeva e c’era anche stato il tempo, per uno scherzetto dei miei, che lo aveva fatto sorridere: soddisfazione!


Ma ora, quella domanda mi faceva salire una vena di malinconia, in cuor mio sapevo benissimo cosa mi mancava di più, ma non avevo voglia di far salire alla mente quel pensiero e così guardai Enowil «Non saprei...» risposi.


«Davvero non lo sai? Osserva...»


«No, Enowil per favore no! Non voglio vedere!»


Esclamai, ma era già tardi, a non più di tre metri da me, alla mia destra delle figure iniziarono a prendere forma e con mio grande dolore potei riconoscere... mio padre e mia madre.


Sapevo che erano solo un'illusione, guardai Enowil «Perché? Perché mi dai questo dolore?» Non mi rispose.


Nel frattempo le figure si stavano avvicinando e quando furono proprio di fronte a me, quello che era mio padre disse «T'Ile perché non ci saluti?»


«Padre, madre... siete solo un'illusione, voi non siete realmente qui. È Enowil che vi ha creato prendendovi dai miei ricordi...»


«Proprio perché siamo nei tuoi ricordi, siamo sempre stati con te. T'Ile perché non vieni qui ad abbracciarmi?» m'interruppe mia madre.


Cercando di mantenere la padronanza delle emozioni, ripetendomi che era solo un'illusione ma, al contempo, non volendo deludere quella presenza, mi avvicinai e l'abbracciai. Il controllo a quel contatto andò definitivamente in frantumi.


Il tocco, il profumo erano reali. Abbracciando quella proiezione, i singhiozzi mi salirono dalla gola e le lacrime non più trattenute, iniziarono a rigarmi il volto. Non so quanto durò quel momento, ma ogni sensazione sensoriale fu tremendamente reale: carezze, baci, abbracci anche da parte di mio padre, che ad un certo punto mi prese pure in braccio, come faceva quando eravamo ancora tutti assieme sulla Terra, più di vent'anni prima. Fu lui a chiedermi di presentargli i miei amici, di cui non mi stupii conoscesse già i nomi e i loro gradi. Non mi stupii nemmeno che sapesse di Spock, al quale disse «Voglile bene e abbi pazienza. Tu più di tutti sai di cos'abbia bisogno.»


Spock impassibile si limitò ad annuire.


«Enowil - dissi - mi state dicendo che ti senti solo perché ti manca la tua famiglia?»

«No - rispose mia madre per lui - gli manca qualcuno che apprezzi ciò che fa.»


«Enowil, quindi ti senti solo perché ti manca un pubblico?!» Esclamai con rinnovato entusiasmo.


Fu allora che Kirk prese la parola e disse «Beh, se è solo questo, si può risolvere. Possiamo dire alla Federazione, che qui vi è un pianeta che offre ogni sorta di attrattiva che si desideri e, far giungere qui li equipaggi in licenza o chiunque abbia voglia di una vacanza. Che ne dite Enowil, vi piace come idea?» Enowil era entusiasta, avevamo risolto il suo problema.


Già il suo, ma il mio? Perché per giungere a quella soluzione aveva dovuto far apparire i miei genitori?


La risposta alla mia domanda provenne da mio padre «T'Ile è questa l'occasione per darti il mio katra, purtroppo non è più possibile metterlo nel mio corpo, quindi lo conserverai tu nel tuo, vedrai che ti sarà di aiuto.»


Mio padre si avvicinò a me, mise le mani sul mio volto e sentii egli in me, poi piano piano lo sentii svanire, quando riaprii vidi solo mia madre, l'abbracciai e anche lei un poco alla volta svanì. All'improvviso il freddo raggio del teletrasporto ci avvolse e ci ritrovammo tutti a bordo dell'Enterprise. Mi sentivo intontita, come fossi avvolta in una bolla. McCoy mi accompagnò in infermeria.


 

Quando la mattina successiva mi svegliai, non ero sicura dei ricordi che avevo, ma Bones mi confermò che tutto era stato reale. Gli chiesi dove fosse Spock, mi disse essere in plancia, ma aggiunse subito: «Non pensare di lasciare l'infermeria! Sei ancora debole, la fusione mentale o qualsiasi altra cosa tu abbia fatto con tuo padre è stata molto forte. Quindi te ne stai qui e non ti muoverai finché non te lo dirò io, intesi?» Guardai Bones divertita, ma decisi di obbedirgli sentendomi effettivamente debole.


Sono trascorse sette ore e ora, avrei voglia di alzarmi: ho mangiato, mi sono riposata e mi sento bene. L'unica cosa che mi chiedo è perché Spock non si sia ancora fatto vedere. Ho notato che McCoy evita qualunque domanda che riguardi mio fratello, che vi sia sotto qualcosa?


Che sia offeso perché ho mangiato il galletto? McCoy mi ha raccontato il volto che aveva Spock, quando me lo vide mangiare con gusto... e pure con le mani!

O che sia offeso per lo scherzo? Però sarebbe strano, che fosse offeso per quello, visto che lo vidi sorridere...


Mah, fatto sta che non l'ho ancora visto, ma appena potrò lasciare l'infermeria, andrò io in cerca di lui! Eh, beh, non mi potrà certo, evitare per sempre!






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